I felini

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Cat sitter a Milano

Quello che noi chiamiamo comunemente gatto, nei manuali scientifici, viene denominato Felis catus, o anche Felis silvestris catus. Il gatto è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia dei felini.

Le caratteristiche dei felini sono:

  • una testa di forma rotondeggiante;
  • un muso corto e il corpo ricoperto di pelliccia, spesso maculata o striata;
  • hanno zampe munite di cuscinetti plantari e artigli protrattili, che utilizzano per la caccia;
  • hanno udito e vista ottimi, il che dà loro la possibilità di cacciare di notte.

All’interno della sottofamiglia (ricordiamo che la famiglia è il felide) del felino possiamo distinguere due generi:

  • il grande felino o panterino: pantera, tigre, leone;
  • il piccolo felino: il gatto, appunto.

Mentre il gatto fa le fusa, il leone ruggisce: questa differenza è data da un piccolo osso (ioide) alla base della lingua che permette al gatto di fare le fusa; mentre il leone ha una cartilagine flessibile al posto dell’osso che lo fa ruggire.

L’antenato del gatto era molto diverso da come lo conosciamo oggi: aveva un corpo più lungo, le zampe più corte e anche una dentatura diversa.

Il gatto comunica tramite le fusa e dei vocalizzi (ne hanno almeno 16), le posizioni del corpo e i ferormoni. Nonostante l’origine selvatica il gatto se addestrato è in grado di manovrare determinati meccanismi, tra cui le maniglie delle porte o le chiusure delle gabbie.

Come è fatto un gatto?

L’anatomia del gatto è molto semplice. Innanzitutto il corpo del gatto ha una temperatura che oscilla tra i 38 e i 38,5 °C, compie 10/20 respiri al minuto e 110/140 battiti al minuto. Il peso del gatto varia tra i 2,5 e i 7 kg per 46/51 cm di lunghezza, a cui c’è da aggiungere la coda che in media misura dai 20 ai 25 cm.

Lo scheletro del gatto

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Lo scheletro del gatto è composto da 200 ossa sottili e leggere che rendono il corpo del gatto agile, flessibile e massiccio oltre che silenzioso mentre cammina e agile per ogni salto. Il corpo agile e flessibile del gatto gli permette di saltare ad altezze cinque volte più grandi della loro statura. Può correre a una velocità di 50 km/h e percorrere 100 m in sette secondi, ma essendo un po’ pigro non può correre per grandi distanze perché si stanca facilmente.

Il gatto ha una spina dorsale composta da 53 vertebre (contro le 33 dell’uomo), di cui quattro unite tra loro. Ciò significa che i gatti possono piegarsi e contorcersi assumendo posizioni impossibili per gli uomini. Tali vertebre presentano un foro centrale attraverso il quale passa il midollo spinale.

Non tutte le articolazioni del gatto hanno la stessa flessibilità. Esistono articolazioni, come quella della mandibola, composte da ossa unite da giunture fibrose, che possono facilmente strapparsi, ma non rompersi (attenzione!!).  Altre, come le vertebre della spina dorsale, sono composte da cartilagini che garantiscono una migliore elasticità. Per non parlare delle articolazioni sinoviali come le zampe: qui l’osso è coperto dalla sottile membrana sinoviale che nutre le cartilagini articolari, senza la quale verrebbero in contatto provocando a lungo andare malattie come l’artrite.

La crescita dello scheletro del gatto risente dell’ambiente in cui vive. Nei climi caldi il gatto è più piccolo, per un più veloce raffreddamento, mentre nei climi freddi il gatto sviluppa una corporatura più pesante e massiccia.

Come si spiega tanta flessibilità nel gatto?

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La flessibilità nel gatto è dovuta al fatto che le ossa della schiena sono collegate tra loro anche dai muscoli, non solo dai legamenti. Questa estrema flessibilità delle articolazioni permette al gatto di compiere movimenti che all’uomo risultano impossibili, come passare attraverso spazi molto stretti, oppure ad aiutarli nei movimenti durante la corsa e la camminata.

Zampe e artigli

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Le zampe e gli artigli per un gatto costituiscono, oltre a uno strumento di difesa da eventuali predatori, anche un mezzo per sferrare colpi letali alle prede. Entrambe sono una vera e propria macchina da caccia, le cui tecniche di aggressione sono manifeste durante il gioco, che rappresenta anche il metodo per il micio per mettere in pratica e raffinare le proprie abilità. Le zampe posteriori del gatto sono formate da quattro artigli e hanno una lunghezza e potenza maggiore rispetto alle anteriori, che di artigli ne hanno cinque.

Entrambe le zampe del gatto sono dotate dei famosi cuscinetti, morbidi al tatto, formati da membrane elastiche che attutiscono i rumori. Sempre sotto alle zampe, come nel muso e sopra gli occhi, sono anche presenti le “vibrisse” che hanno la funzione di controllare l’equilibrio del felino, insieme alla coda. Grazie alle sue unghie nascoste ed estratte solo all’occorrenza (dette appunto retrattili), il gatto è in grado di arrampicarsi, afferrare e graffiare con grande agilità.

Ma come è fatta una zampa?

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Una zampa è formata:

  • dagli artigli. Gli artigli del gatto sono fatti di cheratina come le unghia dell’uomo e vengono estratti solo quando necessario, quindi non si consumano camminando;
  • nella zampa posteriore lo sperone è posizionato all’indietro per migliorare la presa;
  • i cuscinetti, oltre a essere degli importanti strumenti di orientamento permettono al gatto una salda presa a terra, senza scivolare, e un passo silenzioso.

 

Lo stomaco del gatto

Il gatto è un mammifero onnivoro in grado di mangiare carne a volontà grazie a una dentatura che gli permette di strappare il cibo, inghiottendo senza masticare. La dentatura del gatto è formata alla nascita da 26 dentini aguzzi che durante i primi sei mesi di vita saranno sostituiti da trenta denti. Gli incisivi superiori e inferiori afferrano la preda o il cibo, i canini bloccano e uccidono, i premolari e molari spezzettano, tagliano e masticano la carne.

Il gatto ha pochi molari, e quelli superiori sono quasi superflui in quanto non sono indispensabili alla sua dieta naturale prevalentemente carnivora. Una volta addentato il cibo viene poco masticato e gettato subito nello stomaco dove avviene il processo di digestione. Anche se piccolo lo stomaco del gatto possiede un’elevata acidità che lo protegge anche da eventuali malattie. La digestione è adatta a pasti brevi e frequenti, in modo da far restare il cibo nello stomaco a intervalli, per poi farlo passare nell’intestino tenue, dal quale saranno assorbite le sostanze nutrienti.

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La lingua del gatto è molto flessibile ed è caratterizzata da papille filiformi rivolte all’indietro, per questo è molto importante tenerlo lontano da cavi, fili e cordine che una volta ingoiate sono difficili da tirare fuori. Sono papille utilizzare per pulire il pelo e le ossa delle loro prede. Ai lati della lingua invece ci sono le papille fungiformi mentre sulla punta quelle sensitive. Nel bere, la lingua del gatto viene utilizzata come un cucchiaio al fine di raccogliere l’acqua con agilità.

La pelle e il manto del gatto

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La pelle e il manto del gatto sono molto importanti perché contribuiscono a regolare la temperatura interna dell’animale e a proteggerlo da eventuali microrganismi dannosi. La lucentezza del manto è data da cellule cuticolari che si sovrappongono facendo riflettere la luce. Ogni follicolo ha il proprio muscolo che permette al pelo di muoversi, di fatto i gatti rizzano il pelo quando si sentono in pericolo o sono arrabbiati. In base alle temperature dell’ambiente in cui vive il gatto ha sviluppato diversi tipi di manti: per i climi più freddi il pelame è folto, in modo che quando le temperature si fanno rigide i peli si rizzano, intrappolando così uno strato d’aria che manterrà il gatto al caldo; i gatti che vivono in climi più caldi tendono a perdere i peli secondari.

Quando fa molto caldo noterete che il gatto non suda ma si lecca il pelo in modo che la saliva, evaporando, abbassi il calore. Se il pelo è in disordine o sporco, le caratteristiche isolanti sarebbero meno efficaci. La pelliccia del gatto serve da isolamento esterno, ma se bagnata corre il rischio di perdere la sua capacità isolante esponendo il gatto all’ipotermia durante i climi freddi e umidi.

La pelle, invece, ha una struttura molto spessa perché formata da più strati: l’epidermide e lo strato basale. Sotto di questi due strati si trova il derma. Ogni follicolo sulla pelle del gatto ha una ghiandola sebacea che secerne sebo, una sostanza oleosa che aiuta a mantenere i peli lucidi. Intorno all’ano e tra le dita dei piedi troviamo delle ghiandole sebacee specializzate nel rilascio di ferormoni, richiami sessuali olfattivi. Altre ghiandole sebacee specializzate su mento e labbra del gatto contribuiscono a marcare gli oggetti.

Di che lunghezza può essere il pelo di un gatto?

  • Gatti dal pelo lungo e semilungo: hanno un pelo morbido ma allo stesso tempo delicato. Per i gatti a pelo lungo che vivono nei paesi caldi è consigliata la tosatura anche se questa lo espone maggiormente al rischio dai raggi solari e degli agenti esterni. Questo pelo lungo e semilungo deve essere ovviamente curato e pettinato quotidianamente durante la toelettatura, una pratica a cui si deve abituare fin da piccolo onde evitare future lotte tra voi ed il gatto. Nell’alimentazione del gatto dal pelo lungo e semilungo deve essere presente l’olio di oliva oppure specifiche paste che aiutino il gatto ad espellere i peli ingeriti durante la loro pulizia quotidiana. Tra i gatti dal pelo lungo ricordiamo i Persiani, i Main Coon, il Gatto delle foreste norvegesi e il Gatto siberiano.

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  • Gatti dal pelo corto: in questa categoria rientra il maggior numero di gatti. Anche gli Sphynx fanno parte dei gatti con pelo corto, perché non sono del tutto nudi, presentano infatti una sottilissima peluria diffusa su tutto il corpo e aree rinfoltite alle estremità (zampe, muso e orecchie). I gatti dal pelo corto hanno anche baffi e ciglia più corte rispetto a quelli dal pelo lungo e non hanno bisogno di particolari cure per il manto, per loro basterà una spazzolata alla settimana, maggiori nei periodi della muta (una spazzolata ogni cinque-sette giorni). Guai a spazzolarli contropelo! Per loro risulta molto fastidioso. Nonostante abbiano il pelo corto possono vivere senza problemi in ambienti con climi rigidi, l’importante è tenerli in casa e lasciarli uscire all’aria aperta, se proprio son abituati, soltanto d’estate. Fanno parte di questa tipologia la maggior parte dei gatti orientali, come il Siamese ed il Manx, o il Bengala ed il Blu di Russia.

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Il colore del manto

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In origine si pensa che i primi tipi di gatto avessero il pelo grigio o marrone a striature per mimetizzarsi meglio nella natura; col passare del tempo questo bisogno di nascondersi venne a meno e sul manto del gatto cominciarono a comparire macchie di altri colori, col tempo sempre più chiari.

Il manto di un gatto può essere di diversi colori, con delle grandi macchie oppure delle striature o delle macchie più piccole. Le tinte variano dal nero al bianco, al rosso, più o meno diluiti o scuri. Il gatto maschio per motivi genetici ha al massimo due colori alla volta, salvo rare eccezioni come il maschio calico. Solo le femmine possono arrivare ad avere tre colori (gatto calico o a squama di tartaruga).

Perché le femmine possono essere tricolore mentre i maschi no?

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La risposta è data dal DNA: come avviene nell’uomo, il sesso in un gatto è determinato dalla combinazione di una coppia di cromosomi. Nella femmina la coppia di cromosomi è uguale (XX), nel maschio è differente (XY). I geni che racchiudono in se l’informazione riguardante il colore del mantello sono localizzati proprio nei cromosomi X e ognuno di questi cromosomi può racchiudere l’informazione di un colore soltanto. Considerando che il bianco non è un colore ma deriva solo dall’assenza di un colore, si può comprendere come mai le femmine abbiano più colori: semplicemente perché hanno un maggior numero di cromosomi X rispetto al maschio che ne ha uno solo.

Il mantello del gatto è formato da tre strati di peli:

  • Sottopelo → Formato da peli corti e soffici, serve a mantenere il corpo del gatto isolato. Non tutti i gatti lo hanno, alcune razze ne sono prive.
  • Setole → Peli leggermente più lunghi e ispidi. Sono anche chiamati peli secondari.
  • Peli dominanti → Chiamati anche peli primari, sono più lunghi e visibili.

 

Tipologia di mantello

 

Mantello Self o solido
Il mantello ha un colore uniforme e unico, senza tigrature. I colori Self o Solido sono: nero/blu, chocolate/lilac e cinnamon/faw.
Nero

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Il pelo deve essere totalmente nero.

Spesso le punte esposte ai raggi solari, o al collare, o al cibo, tendono a diventare rossastri o marroni.

Naso e cuscinetti del gatto sono neri.

Nei mesi caldi può avere sfumature rosse.

E’ un colore raro nei gatti selvatici perché non gli permette di mimetizzarsi.

Blu

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Il mantello va dal grigio sfumato chiaro al grigio sfumato più scuro.

Naso e cuscinetti sono blu

Cinnamon o cannella

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Il colore del mantello del gatto è marrone chiaro.
Fawn

 

E’ più chiaro del cinnamon.

Viene anche chiamato Faon o Daino.

Rosso

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Il mantello è rosso dorato intenso, puro e uniforme.

E’ un rosso difficile da ottenere perché senza striature.

Naso e cuscinetti sono rosso mattone.

Crema

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E’ la diluzione del colore rosso che diventa più tenue.

Anche in questo caso il colore deve essere uniforme senza striature.

Chocolate

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Il mantello ha un colore che richiama il cioccolato al latte.

Deve essere uniforme, senza striature.

Naso e cuscinetti sono rosa.

Lilac

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Detto anche lilla o lavanda, è un manto di tonalità più chiara del chocolate.

Naso e cuscinetti sono lavanda rosato.

Squama di tartaruga

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Il gatto con il mantello a squama di tartaruga è sempre e solo femmina, se dovessimo trovarlo maschio è sterile.

In questo caso il manto presenta i colori rosso (chiaro o scuro) e nero entrambi di tonalità brillanti.

Viene chiamato così perché ricorda le squame della tartaruga.

Accanto al classico nero/rosso lo possiamo anche trovare nei colori chocolate/rosso, lilac/crema, blu/crema. Anche in questo caso il sesso del gatto può essere solamente femmina.

Blu crema (squama di tartaruga)

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E’ una squama di tartaruga dove i colori si trasformano in blu (grigio) e crema.
Bianco

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Non è un colore ma una mancanza di colore, a causa del gene W presente nel cromosoma X del gatto, non permette agli altri colori di manifestarsi. Al figlio trasmetterà sia il colore nascosto che il bianco.

Il colore bianco si accompagna molto spesso alla sordità, che in genere è presente nei gatti bianchi con gli occhi azzurri. Il gene bianco influenza negativamente l’udito.

 

          Mantello Tabby o tigrato
Sono quei mantelli che hanno disegni. Il motivo tabby consiste in tigrature, questo perché il pelo non è di un unico colore ma presenta striature. Nel mantello tigrato la melanina è distribuita sulla lunghezza del pelo secondo diversi disegni. E’ la tipologia di manto che il gatto aveva in origine perché gli consentiva di mimetizzarsi meglio nella natura. I gatti con questo mantello solitamente sono accompagnati da queste caratteristiche:

Ø  Naso di colore rosso mattone, rosa, rosa pastello, con i bordi del colore di base del mantello;

Ø  Occhi con bordo scuro abbinato al colore di base del manto e una tinta più chiara intorno;

Ø  Mento di colore chiaro;

Ø  Orecchie con una macchia più chiara sul padiglione esterno.

 

Ticked Tabby

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Il mantello appare ticchettato.

Si riconosce perché il gatto ha una M disegnata sulla fronte.

A volte le parti finali del corpo come la coda, le zampe, sono delle tigrature.

Mackerel Tabby o Tigrè

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Mackerel è un termine anglosassone usato per indicare le linee verticali non interrotte.

Tradotto sta per “sgombro”, perché il disegno ricorda le squame di questo pesce con una linea nera che parte dalla testa e termina alla fine della coda. Lungo questa linea verticale dipartono linee orizzontali. La coda, le zampe e il collo hanno un disegno ad anelli.

La fronte ha la caratteristica M.

Due o tre righe sono sulle guance. Sull’addome invece può presentare tanti piccoli pois.

Spotted Tabby

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Sul mantello presenta macchie ovali o rotonde.

Può essere presente una linea che dalla nuca arriva fino alla coda.

Sulle guance e sul collo troviamo due righe mentre coda e zampe sono anellate.

E’ un mantello maculato.

Tabby Blotched ( o classic Tabby)

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Sul mantello ha disegnata una farfalle dalle ali inferiori e superiori disegnate su spalle e fianchi.

Sulla fronte c’è di nuovo la M, con due o tre righe su guance e collo.

Le zampe e la coda sono colorate ad anelli. E’ il tipo di manto più diffuso.

 

          Mantello argentato
I gatti dal manto argentato hanno la punta del pelo grigio mentre la radice è bianca
Smoke

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Il colore è fumato dove la base del pelo è argentata mentre il resto della lunghezza è colorata (tipping) di blu, rosso, nero o a squama di tartaruga.

Il tipping ricopre da un terzo alla metà del pelo.

Shaded

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Il tipping di questo mantello è di un terzo della lunghezza del pelo, il resto è argentato.

Il gatto non ha macchie, mentre ha il naso rosso mattone bordato da una sottile linea nera.

Le punte di solito sono nere ma possono anche essere blu, chocolate, lilac e varietà a squama.

Se le punte sono rosse o crema vengono chiamati Cameo.

Chinchilla

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Ha un sottopelo bianco, l’addome, la faccia interna delle cosce devono essere bianche, così come la parte inferiore della coda e il tallone.

Le ombre del colore sono presenti sulle orecchie, testa, dorso, fianchi, zampe e coda.

Cameo

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La base del mantello è argentata e la punta è colorata di rosso. In base alla lunghezza del tipping abbiamo: smoke cameo, shell cameo, shaded cameo.

Silver Tabby è un gatto tigrato dove il pelo bianco argentato è in netto contrasto con le tigrature sovrastanti.

Golden

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Ha il sottopelo di color albicocca e la punta nera.

 

          Mantello con pezzatura bianca predominante
Gatto bianco bicolore e tricolore

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Il bianco occupa da un terzo a metà mantello e si concentra sulla parte inferiore del corpo e sulle zampe.

Il bianco deve predominare anche sul muso dove solitamente è disegnata una V rovesciata di colore bianco sulla parte inferiore.

La schiena, la testa, la coda e parte esterna degli arti del gatto solitamente sono di un altro colore.

Il bianco è presente anche sul collo, sulla pancia e sulla parte interna delle zampe.

Squama di tartaruga con bianco o calico

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Di solio ha un manto rosso e nero ben distribuito in macchie con la pancia bianca. Il colore deve essere presente per due terzi della pelliccia del gatto.
Arlecchino

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Il bianco ricopre la maggior parte della pelliccia mentre l’altro colore occupa un sesto del gatto.

Viene chiamato arlecchino per via delle macchie di colore che solitamente non sono meno di quattro.

La coda invece è tutta di colore.

Van

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Il colore è solo sulla testa e sulla coda. Al massimo ha tre macchie sul dorso (vedi gatto Turco Van).
Mitted

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Il manto bianco è presente per un quarto di pelliccia. E’ il mantello tipico della razza Rangdoll.

 

          Mantello colour point o siamesi
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Il gatto ha il muso, orecchie, piedi, coda di un colore diverso dal resto del corpo. La causa di queste macchie deriva da un enzima che si attiva solo in presenza di calore che inibisce la produzione di pigmenti. Perciò laddove la temperatura del corpo è bassa il colore tenderà a manifestarsi. Qualunque sia il calore del mantello avranno sempre gli occhi blu zaffiro, come il Siamese. Le punte possono essere lilac, blu, cinnamon, fawn, rosso, chocolate, crema, squama di tartaruga e blu crema. Oltre alle variazioni climatiche il colore può cambiare in base all’età del gatto (negli esemplari più adulti hanno il mantello più scuro) ed anche il colore delle punte (più il colore delle punte è scuro più è intenso quello del corpo).

I gatti che vivono nei paesi freddi sono più scuri rispetto a quelli dei paesi caldi o che vivono in appartamento, visto che il gene della temperatura interna risente della temperatura esterna.

 

La vista del gatto

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Gli occhi del gatto gli permettono una migliore visualizzazione nelle ore notturne, quando la luce è scarsa o totalmente assente. Questo significa che la vista di giorno è meno efficiente.

La capacità di riuscire a vedere anche nelle ore buie è dovuta dalla presenza di una caratteristica che manca in noi umani: si tratta del tapetum lucidum, un tappeto lucido formato da cristalli riflettenti posti sotto la retina che amplifica la luce ricevuta. Questo requisito, utilizzato dal gatto nelle ore crepuscolari, fa mutare il colore dell’occhio del gatto che diventa verde oppure oro. L’effetto occhio fluorescente che vediamo nel gatto di notte non è volontario ma è dovuta a questo tappeto che fa brillare l’occhio non appena una piccola quantità di luce lo sfiori. Anche il gatto, come l’uomo, ha una visione tridimensionale, ovvero riesce a percepire le tre dimensioni, tra cui la distanza, utile per la sua natura di predatore che lo aiuta a determinare la reale distanza dalla preda.

A dispetto di quanto si possa pensare il gatto riesce a vedere tutti i colori, il problema è che potrebbe interpretarli in maniera diversa dalla nostra. Per questo motivo per loro i colori non sono importanti per percepire gli oggetti come invece lo sono per l’uomo.

Di che colore possono essere gli occhi del gatto

Prima di elencare le variazioni di colore degli occhi del gatto è bene ricordare che il colore non dipende dal mantello. Gli occhi di un gatto possono essere:

  • Azzurri;
  • Gialli: è il colore tipico dei gatti selvatici. Prima di diventare verdi gli occhi possono essere marroni o gialli;
  • Tendenti al verde: alla nascita il colore degli occhi dei cuccioli è azzurro tendente al verde, poi cambiano colore nel tempo, in genere dopo i primi tre mesi di vita;
  • Eterocromi: gli occhi sono di colore differente l’uno dall’altro.

Cosa può comunicarci il gatto con lo sguardo

Gli occhi del gatto possono darci molte informazioni sul suo stato d’animo; informazioni che noi dobbiamo saper interpretare per migliorare il rapporto con il pelosetto. Innanzitutto, gli occhi del gatto sono in grado di dirci se ha fame oppure no perché quando un gatto ha fame, al minimo segnale di cibo, tende a dilatare le pupille di almeno quattro o cinque volte rispetto alla grandezza normale, mentre le fessure verticali si espandono fino a diventare macchie scure. La dilatazione delle pupille è stimolata anche dagli oggetti che il gatto percepisce troppo lontani da lui.

Le pupille del gatto si dilatano anche quando vedono qualcosa di piacevole oppure quando percepiscono una minaccia nelle vicinanze. Mentre il gatto spaventato mostra un’enorme dilatazione della pupilla, il gatto dominante, per niente impaurito, manda il segnale opposto. Ciò non toglie che il gatto più pericoloso sia sempre quello con le pupille «a fessura»!

Oltre ad usare le pupille il gatto è in grado mandarci segnali anche alzando e abbassando le palpebre, come:

  • Le palpebre spalancate con l’occhio fisso ci comunica che il gatto è in presenza di persone di cui non si fida;
  • Le palpebre socchiuse sono il segno di un rilassamento in corso, che presuppone una totale fiducia del gatto al suo interlocutore;
  • Le palpebre completamente chiuse significano due cose: sonno o resa

Nelle lotte tra gatti può succedere che uno dei due abbandoni il campo di battaglia chiudendo gli occhi in modo da cancellare l’immagine spaventosa dell’avversario. In questo modo l’altro gatto lo interpreta come resa da parte del suo nemico.

Vietato fissare un gatto

Mentre guardiamo incantati un gatto affascinati dalla sua bellezza, può succedere di incontrare e mantenere inconsapevolmente fisso lo sguardo nei suoi occhi per qualche minuto. Bè, in questo caso il gatto potrebbe interpretare la nostra ammirazione come una minaccia nei suoi confronti! Ecco perché l’ideale sarebbe quello di fissare il gatto quando lui non ci sta fissando a sua volta, in modo da evitare incomprensioni con il nostro (quasi) amico gatto.

Udito del gatto

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I gatti hanno un udito molto sviluppato e le loro orecchie sono caratterizzate da grandi padiglioni auricolari che gli permettono di cogliere più impercettibile dai suoni. E’ ampiamente dimostrato come nei gatti bianchi sia alta la percentuale di sordità (circa il 60% dei casi) per via del gene W che causerebbe una degenerazione dell’orecchio interno. Secondo i vari studi il gatto nascerebbe con l’udito sano ma nel corso delle successive tre settimane arriverà a perderlo totalmente (Vedi Gatti disabili). Invecchiando la loro abilità uditiva tende ad affievolirsi, arrivando a percepire suoni non più alti di 12 mila Hertz al secondo.

Perché il gatto ha un udito così acuto?

Il gatto ha un udito molto più sviluppato di noi umani, perciò qualsiasi rumore o suono ad alto volume come musica, urla e grida risultano davvero fastidiosa per il nostro gatto. Noi umani, come i cani, siamo fatti per accerchiare la preda mentre il gatto preferisce rimanere appostato e ascoltare ogni minimo rumore della preda. Nella preparazione dell’agguato il gatto deve essere molto bravo a percepire attraverso l’udito non solo il minimo scricchiolio ma anche la distanza del suono e la direzione verso cui muoversi. Anche mentre dorme il gatto ha sempre le orecchie allerta e se avverte qualcosa di stuzzicante si sveglia immediatamente.

Olfatto del gatto

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Il gatto può contare su 200 milioni di terminazioni olfattive, molte di più rispetto al cane (che ne ha dalle 80 ai 100) e all’uomo (solo 5 milioni). L’olfatto permette al micio di capire se il cibo che ha davanti è deteriorato o commestibile, ispezionandolo senza tastarlo con la lingua. Inoltre è utile per la riproduzione sessuale perché gli permette di sentire l’odore della femmina a centinaia di metri di distanza.

Gusto del gatto

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La lingua del gatto è composta da 250 papille gustative che gli permettono di riconoscere i cibi amari, acidi e salati ma non quelli dolci. Infatti il gatto non è attratto dai dolci. A detta di tutti si ritiene il gatto un animale molto schizzinoso in fatto di gusti e cibo, non sempre infatti è semplice dare la pappa al nostro gatto.

Tatto del gatto

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Il gatto percepisce gli oggetti grazie alle 24 vibrisse che possiede, ossia l’insieme di baffi e sopracciglia di cui il gatto è dotato. Esse sono dei grandi peli ispessiti, spesso di colore bianco, che possiamo trovare sul mento e sulle labbra. Queste sono mosse quando in avanti in segno di benvenuto e saluto, o indietro quando il gatto sta combattendo o mangiando. Le vibrisse sugli occhi e sulle guance, per segnalare eventuali pericoli durante un’esplorazione. Infine quelle sulle zampe anteriori lo aiutano a trattenere le prede e ricevere informazioni dal mondo esterno soprattutto durante le passeggiate notturne.

Ad aiutare le vibrisse sulle zampe ci sono i cuscinetti plantari che hanno la stessa sensibilità, contribuiscono a percepire la natura di un oggetto, le dimensioni, la consistenza e la temperatura. Tra le vibrisse più famose conosciamo i baffi, che servono al gatto per determinare la larghezza di un passaggio. Attenzione a non tagliarle o bruciarle perché il gatto perderebbe così il senso dell’orientamento e le sue abilità da predatore.

La muscolatura del gatto

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Come tutti i felini e i predatori, il gatto, per sopravvivenza e per guadagnarsi da mangiare, deve correr dietro alla preda. Per fare ciò la natura lo ha dotato di una potente muscolatura, oltre ad un’ottima struttura ossea, che gli permette di correre, saltare e contorcersi meglio di qualsiasi ginnasta. Solo che riesce a farlo per breve tempo dato che non ha molta resistenza: i suoi muscoli si stancano presto.

Il gatto ha più di 500 muscoli collegati all’apparato scheletrico attraverso dei tendini sottili, ma poco resistenti. In proporzione al loro peso i muscoli sono in grado di fare sforzi maggiori, soprattutto i muscoli degli arti posteriori. Il gatto, infatti, quando cammina riceve la maggior parte dello slancio dalle zampe posteriori utilizzando le zampe anteriori come freni.

La flessibilità del gatto è dovuta anche alla sua muscolatura formata da tre tipi di muscoli:

  • il muscolo cardiaco, che si trova solo nel cuore;
  • il muscolo involontario che controlla gli altri organi interni, può essere liscio o striato;
  • i muscoli restanti sono detti striati e sono controllati in tutti i movimenti, consci o istintivi.

Ogni muscolo è composto da fibre che vanno a costituire il tessuto muscolare. Tre sono le tipologie di fibre:

  1. Cellule da fatica a contrazione rapida. I muscoli composti da queste cellule lavorano velocemente ma allo stesso tempo si stancano subito. Sono quei muscoli che aiutano il gatto a fare balzi notevoli, ma gli consumano in un attimo tutta la loro sua energia.
  2. Cellule resistenti – da fatica a contrazione rapida. I gatti hanno poca resistenza perché hanno poche cellule resistenti alla fatica.
  3. Cellule a contrazione lenta. Queste cellule lavorano e si stancano lentamente. Vengono usate dal gatto quando passeggia silenziosamente, o in modo lento e prudente.

A differenza dell’uomo o del cane le scapole del gatto, a cui sono collegati gli arti anteriori, sono connesse alla spina dorsale non attraverso una clavicola o un osso, ma tramite i muscoli. Questa conformazione anatomica dona al gatto un’estrema flessibilità e libertà di movimento, per cui il gatto riesce a passare in spazi ristretti, schiacciarsi a terra o ruotare le zampe anteriori in una infinita varietà di direzioni.

L’elasticità muscolare unita a una spina dorsale flessibile del gatto gli permettono di acciambellarsi e ruotare il corpo di 180 gradi quando è a mezz’aria. Quando il gatto salta, si dà lo slancio con le zampe posteriori, curva il dorso e quindi atterra con le zampe anteriori sulla preda. I muscoli intorno al polso, molto agili, permettono di ruotare la zampa per afferrare efficacemente la preda oltre a stare in perfetto equilibrio su superfici piccole, scomode o di forma particolare.

Il cervello del gatto

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Il cervello del gatto funziona come quello di tutti i mammiferi: il cervelletto controlla i muscoli; la corteccia cerebrale regola le attività di apprendimento, le emozioni, i comportamenti; il tronco cerebrale si unisce al sistema nervoso. Una rete di cellule, il sistema limbico, sembra integri istinto e apprendimento.

Il cervello ha il compito di produrre gli ormoni che controllano la maggior parte delle funzioni quotidiane del corpo.

La riproduzione sessuale del gatto

La pubertà e il calore

I primi comportamenti sessuali nel gatto compaiono intorno ai sei mesi nelle razze col pelo corto e più tardi nelle razze dal pelo lungo. Esistono alcune razze per le quali la maturità sessuale avviene molto più tardi, addirittura dopo i due anni.

Non appena il gatto maschio raggiunge l’età della pubertà e percepisce l’odore delle femmine in calore (per l’olfatto umano è impercettibile, ma i gatti riescono a percepirlo anche a grande distanza) comincia a marcare il territorio spruzzando dei piccoli getti di urina dall’odore molto marcato che funge da arma di seduzione. Da questo momento in poi il gatto maschio cercherà di raggiungere in ogni modo la femmina che cercherà a sua volta di avvicinarsi a loro, anche fuggendo di casa.

Le gatte invece vanno in calore (o estro) almeno tre volte l’anno, da febbraio a fine settembre, per diversi cicli di calore che si alternano ogni 15/20 giorni, fin quando non verranno fecondate. Ogni volta che la gatta va in calore non ha perdite di sangue ma rilascia un odore composto da ormoni femminili che attrae il gatto. Inoltre la gatta cambia atteggiamento: improvvisamente sarà più docile e coccolona, non a caso il modo “fare la gatta morta” deriva proprio da questo comportamento. I miagolii emessi dalla gatta saranno particolari.

Accoppiamento tra gatti

Non appena il gatto maschio riesce a conquistare la gatta, le sale sulla schiena afferrando con i denti la collottola e la penetra immediatamente. Per rimanere incinta alla gatta sono necessari 2 o 3 accoppiamenti, anche con gatti diversi, per questo nella cucciolata possono esserci fratelli di sola madre.

Gravidanza e parto

Una volta fecondata la gestazione della gatta dura tre mesi ma il ventre comincia a gonfiarsi verso le quattro settimane di gestazione. La prima fase del parto riguarda il travaglio che può durare dalle 12 alle 24 ore, appena pronta, la gatta si reca nel luogo prescelto per il parto che solitamente corrisponde a un luogo calmo e appartato. Per partorire la gatta impiega dalle due alle sei ore, facendo nascere i gattini con intervalli di 15 minuti. La gatta è in grado di gestire il parto da sola, anche se molto spesso può capitare che apprezzi la presenza dell’uomo a farle compagnia.

La gatta è in grado di partorire dai due agli otto cuccioli, che nei primi dieci giorni di vita mangiano ogni tre ore di giorno e ogni due ore di notte.

Da questo momento in poi mamma gatta si occuperà dell’alimentazione dei micini per i primi quaranta giorni, successivamente comincerà a portare loro le prime prede. La mamma gatta non sarà sempre dietro ai propri cuccioli: lo svezzamento, e di conseguenza l’emancipazione del gattino, avviene a partire dall’età di circa otto settimane quando la madre caccia i propri cuccioli. Perciò è bene far notare che il distacco dei gattini dalla madre non può essere vissuta come un dramma, dato che è lei stessa che li allontana finché un giorno non li riconoscerà più.

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