Le patologie più comuni

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Cat sitter a Milano

Vuoi sapere quali sono patologie più comuni tra i gatti? Leggi e impara a riconoscerle.

La Struvite del gatto

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Sai cos’è la Struvite? Scopri che cos’è, le sue cause, i sintomi e i suoi rimedi.

Che cos’è la Struvite del gatto

La Struvite è una malattia che colpisce l’apparato urinario del gatto quando questi viene infettato da microrganismi come: Staphilococco Aureus, Proteus, Klebsiella, Pseudomonas, Ureaplasma, Mucoplasma. Questi batteri possiedono un enzima chiamato Ureasi che, impedendo ai minerali presenti di sciogliersi, provoca la formazione di cristalli di struvite a carico dell’apparato urinario del gatto. Gli uroliti, o calcoli, possono essere della stessa dimensione della sabbia fino ad assumere l’aspetto di veri e propri sassi, che depositandosi sulle pareti della vescica o dell’uretra causano dolorose cistiti e infiammazioni vescicali.

Le cause della Struvite nel gatto

Una delle principali cause della Struvite è la scorretta alimentazione: bere poca acqua fa avere al gatto urine molto concentrate e consumare molti piccoli pasti nell’arco della giornata fa sì che il suo stomaco sia sempre attivo, favorendo, di conseguenza, la produzione dei cristalli in questione. Il cibo secco potrebbe essere una concausa, ma c’è chi sostiene invece che con le crocchette il gatto beva di più diluendo, così, le urine. Tuttavia, vi è un periodo (tra l’assunzione delle crocchette e quella dell’acqua) durante il quale, a causa dei liquidi richiamati verso lo stomaco, l’organismo subisce una temporanea disidratazione, potenziale causa di molti problemi in felini nutriti con cibo secco. In alcuni casi si può trattare di una predisposizione soggettiva, come un’alta presenza di urine alcanine (cioè poco acide), per la quale c’è ben poco da fare. E’ bene sapere che la formazione dei cristalli di Struvite non è dovuta esclusivamente all’alimentazione, ma è favorita da tutti quei fattori che contribuiscono a rendere le urine troppo alcaline.

 I sintomi della Struvite nel gatto

Un gatto affetto da Struvite avrà:

  • Un colore particolarmente scuro delle urine;
  • Sangue nelle urine;
  • Difficoltà a urinare;
  • Frequente bisogno di urinare;
  • Urinazione in posti insoliti (il gatto associa il dolore al posto in cui urina, ed in caso di cistite cerca sempre posti nuovi);
  • Dolori al basso ventre;
  • Dolore o fastidio e leccamento dei genitali;
  • Anoressia;
  • Vomito;
  • Nausea;
  • Inappetenza;
  • Depressione.

I rimedi della Struvite nel gatto

In un gatto con Struvite, i rimedi naturali possono essere la regolare assunzione di acqua per mantenere ben idrata la vescica. Convincere un gatto a bere di più non è cosa da poco, in quanto i gatti, per natura, trovano la maggior parte dell’acqua necessaria nei tessuti e nel sangue della preda. Meglio se il cibo per i gatti sia sempre umido e non secco, anzi, in alcuni casi si consiglia di diluire il cibo secco in brodo non salato. Per stimolare il gatto a bere l’acqua si possono lasciare più ciotole sparse in casa a disposizione dell’animale, sempre acqua fresca, oppure c’è chi consiglia di mettere una pallina giocattolo nella ciotola in modo che il gatto, per giocarci, si bagni la zampina e poi leccandosela assuma altra acqua. Controllare il pH delle urine può essere un buon modo per valutare l’efficacia della dieta ed evitare di cadere nel problema opposto, cioè un’acidosi urinaria, in aiuto puoi trovare in commercio delle specifiche sabbiette per prelievo di urine. In alcuni casi è stato riscontrato che un ambiente privo di stress per il gatto aiuti a tenere lontano dall’animale eventuali sintomi della malattia: conflitti di territorio o situazioni vissute come stressanti da tale punto di vista possono portare a sviluppare problemi urinari, con spasmo dell’uretra in risoluzione.

Laddove il gatto arrivi all’ostruzione, o nei casi in cui il calcolo sia molto grande, l’unica via di intervento è quella chirurgica. La prima cosa che viene fatta ad un gatto ‘ostruito’ è liberarlo grazie all’inserimento di un catetere, manovra non sempre possibile in caso di ostruzioni particolarmente ostinate. Il catetere, utilizzato per vuotare e lavare la vescica, viene lasciato in sede per 3-5 giorni, allo scopo di permettere la fuoriuscita di calcoli o coaguli. Una volta rimosso si procederà con la cura farmacologica da proseguire a casa per qualche giorno (eventuali antibiotici, antispastici, antidolorifici, antinfiammatori, ecc.)

 

Insufficienza Renale del gatto

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Sai che cos’è l’insufficienza renale?Scopri che cos’è, le sue cause, i sintomi e i suoi rimedi.

Che cos’è l’insufficienza renale del gatto

L’insufficienza renale cronica è una delle principali cause di morte dei gatti anziani. Per questa malattia la prevenzione è la cura migliore, perché una volta che il rene si è compromesso al 70-75% si può solo che rallentare l’avanzamento della malattia ma non eliminarla. L’insufficienza renale del gatto, chiamata anche CRF (chronic renal failure in inglese), è una malattia che colpisce i reni e che impedisce loro il corretto funzionamento. Il rene del gatto svolge alcune funzioni molto importanti: filtrare le sostanze di scarto presenti nel sangue espellendole tramite l’urina; si occupa della regolazione dei minerali contenuti nell’organismo e della pressione sanguigna, nonché della produzione di ormoni vitali. Quando si presenta la malattia può essere di due tipi:

  1. Acuta: quando è causata da un’infezione o ingestione di sostanze tossiche, ha la caratteristica di essere spesso reversibile, ma non nella totalità dei casi.
  2. Cronica: quando si perde lentamente (da qualche mese a diversi anni) e in maniera progressiva la funzionalità renale a causa di infezioni o tumori dei gatti, ma più spesso i fattori scatenanti sono sconosciuti. In questo caso la malattia del gatto è irreversibile, ma esistono fortunatamente trattamenti che ne riducono l’avanzamento e aiutano ad alleviare i sintomi. Nella fase iniziale dell’insufficienza renale cronica il gatto ha ancora diverse parti del rene sano, che hanno un carico di lavoro maggiore perché compensano le parti danneggiate. Col tempo la malattia avanza e le aree sane diminuiscono sempre di più non riuscendo più a mantenere inalterata la funzionalità dell’organismo; è allora che cominciano a manifestarsi i primi sintomi. La velocità con cui l’insufficienza renale cronica progredisce varia da soggetto a soggetto.

Le cause dell’insufficienza renale del gatto

Una delle cause dell’insufficienza renale è l’invecchiamento del gatto. Oppure altre cause possono essere:

  • Intossicazione alimentare;
  • Tumori renali;
  • Infezioni batteriche (anche provenienti dalla vescica);
  • Forte stress;
  • Assunzione di farmaci;
  • Un’alimentazione errata che prevede un apporto di sali troppo elevati;
  • Sterilizzazione del gatto;
  • Rene policistico (malattia ereditaria del gatto persiano).

Bisogna fare attenzione all’igiene orale, poiché le infezioni della bocca sono in grado di generare microrganismi, tossine e batteri in grado di raggiungere organi vitali come il cuore, il fegato e, appunto, i reni.

I sintomi dell’insufficienza renale del gatto

I gatti affetti da insufficienza renale non hanno sintomi specifici. In genere quando un gatto sviluppa questa patologia si possono notare questi comportamenti:

  • Un appetito capriccioso o scarso;
  • Perdita di peso;
  • Depressione ed un malessere generale;
  • Polidipsia: aumento della sete nei gatti ammalati, sebbene questo sintomo sia presente anche in quelli affetti da ipertiroidismo e diabete mellito
  • Poliura: aumento frequenza urinazione
  • Alito cattivo;
  • Ulcera in bocca;
  • Nausea e vomito: i gatti con insufficienza renale possono soffrire di gastrite uremica (infiammazione della mucosa gastrica causata dall’accumulo di scorie e ormoni che normalmente verrebbero invece escreti dal rene);
  • Cute disidratata e manto sporco per via di una diminuzione della toelettatura.

Per diagnosticare la patologia occorre fare degli esami del sangue e delle urine. Solitamente un rene danneggiato presenta un’alta presenza di azotemia nel sangue e delle urine più diluite. Arrivato nello stato in cui il rene è totalmente compromesso si rischia il decesso dell’animale. La morte per insufficienza renale è preceduta da coma, ipertono muscolare, crisi convulsive da accumulo di sostanze tossiche a livello encefalico.

I rimedi dell’insufficienza renale del gatto

I metodi più utilizzati per tenere sotto controllo questa condizione sono: l’aumento dell’assunzione di liquidi, una dieta specifica e medicinali che aiutano a ridurre l’avanzamento della malattia e ad alleviarne i sintomi. Verso i 7 o 8 anni di età, a prescindere o meno dalla comparsa di alcuni dei sintomi prima citati, si consiglia sempre di fare dei controlli di base, almeno della funzionalità renale, una volta all’anno. Le diete specifiche per questa malattia, invece, prevedono apporti bassi di proteine ad alto valore biologico, soprattutto per limitare la produzione di scorie azotate. Devono inoltre prevedere elevate quantità di potassio e vitamine del gruppo B, che i gatti ammalati tendono ad eliminare in eccesso, ed un aumento delle calorie per ridurre l’eccessiva perdita di peso dovuta allo scarso appetito. Alcune delle diete in commercio indicate per animali con funzionalità renale compromessa sono Renal Royal Canin, k/d Hill’s, NF Purina, Renal Club Prolife, Renal Farmina.

Visto che il gatto con insufficienza renale ha poco appetito recentemente alcuni veterinari hanno trattato il problema applicando un catetere per l’alimentazione direttamente nello stomaco. Nonostante per questo tipo d’intervento sia necessaria una leggera anestesia ed un breve ricovero post-chirurgico, una volta sistemato il catetere può essere lasciato in loco per lungo tempo, per somministrare alimenti, liquidi e medicinali.

Il rene malato lascia passare più acqua di quanto dovrebbe facendo rischiare al gatto la disidratazione, per questo il micio dovrà bere una quantità maggiore di acqua. Se il gatto preferisce il cibo secco specifico, per integrarlo con la giusta quantità d’acqua si può aggiungere insieme, o a parte, del brodo di pesce non salato (il sale potrebbero provocare un aumento della pressione sanguigna).

Da poco alcuni veterinari hanno adottato un nuovo tipo di trattamento che prevede la somministrazione dei liquidi direttamente sottocute (terapia fluida sottocutanea). E’ una soluzione che può essere operata anche dal proprietario nella sua casa, dopo aver ricevuto le attente istruzioni del veterinario su come fare. Sempre il veterinario può decidere di far seguire al gatto una cura antibiotica per diminuire l’effetto dell’infezione.

Ultima e ottima abitudine da seguire è quella di mantenere una corretta igiene dentale.

 

Il diabete mellito del gatto

cura-gatto-milano-diabete-mellitoSai che cos’è il diabete mellito?Scopri che cos’è, le sue cause, i sintomi e i suoi rimedi.

Che cos’è il diabete mellito del gatto

Il diabete mellito è una malattia metabolica caratterizzata dall’incapacità di riuscire a scomporre lo zucchero (glucosio) e trasformarlo in energia dopo i pasti. Per poter utilizzare il glucosio c’è bisogno dell’insulina, un ormone prodotto dal pancreas, che ha il compito di permettere alle cellule di utilizzare lo zucchero presente nel sangue e trasformarlo in energia. Quando l’insulina viene a mancare, lo zucchero non assorbito resta nel sangue causando un alto livello di glicemia o glicosuria (presenza di glucosio nelle urine). Le cellule “affamate” di zucchero, e quindi di energia, iniziano ad utilizzare altri fonti energetiche, quali grassi e proteine. Si verifica cosi, un crollo di tali riserve energetiche, accompagnato da perdita di peso ed accumulo di sostanze tossiche di rifiuto che può precipitare in una “crisi diabetica” (chetoacidosi). Il diabete è una malattia del gatto che può comparire a partire dai 9-10 anni, soprattutto nei gatti castrati. Esistono due tipi di diabete:

  1. Tipo 1: il gatto non riesce a produrre insulina a sufficienza e dunque necessita di iniezioni dell’ormone per riuscire a metabolizzare gli zuccheri. E’ il tipo di diabete più comune tra i gatti, presente per circa il 50-70% dei felini.
  2. Tipo 2: gatto produce abbastanza insulina ma l’organismo non riesce ad utilizzarla nel modo giusto per metabolizzare gli zuccheri. E’ presente nel restante 30% della popolazione felina.

Le cause del diabete mellito nel gatto

Le cause del diabete mellito sono:

  • Obesità: è la principale causa e allo stesso tempo anche sintomo. Il gatto obeso ha cibo in abbondanza e uno stile di vita sedentario;
  • Alimentazione scorretta;
  • Mancanza di movimento;
  • Castrazione: i gatti castrati tendono a muoversi di meno e a diventare obesi;
  • Ipertiroidismo: aumentata funzionalità tiroidea.

I sintomi del diabete mellito nel gatto

Attenzione al diabete perché è una malattia sleale: i suoi sintomi sono spesso confusi con altre malattie, facendo sì che si giunga a diagnosticarlo solo in fase terminale, quando gli zuccheri sono nelle urine ed il gatto sta male manifestando sete e fame eccessive, vomito ed urinando continuamente. I primi quattro sintomi elencati (poliura, polidipsia, polifagia e perdita di peso), soprannominate le “4 P”, sono paradossalmente accompagnati dalla perdita di peso, oltre ad altri sintomi.

I sintomi principali del diabete nel gatto sono:

  • Poliura: aumento della produzione di urina;
  • Polidipsia: per compensare la perdita di acqua aumenterà la sete del gatto;
  • Polifagia: aumento della fame;
  • Perdita di peso;
  • Cistite: quindi dolore all’atto di fare pipì (miagolii, minzione inappropriata);
  • Atteggiamento plantigrado: il gatto si siede sulla parte posteriore delle zampe -garretti-, a causa di una infiammazione indotta ai nervi di questa regione;
  • Pelo sporco, opaco;
  • Problemi oculari: dalla cataratta fino ai casi più gravi con la cecità.

Se questi primi sintomi non vengono curati si arriva ad una fase successiva, molto più grave, che può portare alla morte del gatto. Questa situazione terminale viene chiamata chetoacidosi diabetica e fa sì che il gatto, a corto di energie, inizia a produrre prodotti di scarto dannosi chiamati corpi chetonici, che acidificano il sangue fino a causare la morte stessa del gatto. I sintomi della chetoacidosi del gatto sono:

  • Vomito;
  • Diarrea;
  • Disidratazione;
  • Perdita totale dell’appetito;
  • Depressione, fino al coma.

I rimedi per il diabete mellito nel gatto

Nell’elenco dei rimedi al diabete mellito nel gatto, il primo posto spetta all’alimentazione, che, oltre ad essere la cura, è allo stesso tempo la prevenzione. Nella dieta del gatto con il diabete devono essere presente tutti gli alimenti secondo le dosi adeguate, per prevenire l’aumento del peso corporeo del gatto che non deve mai essere superiore del 20% del normale. Inoltre è importante fargli fare esercizio fisico, cosa che il gatto anziano tende a non fare più con l’avanzare dell’età.

Dal punto di vista farmacologico la migliore cura è l’insulina, da somministrare in base alle dosi e negli orari consigliati dal veterinario. Nella maggior parte dei casi le iniezioni d’insulina si effettuano due volte al giorno, durante o appena dopo i pasti. Essendo una proteina delicata, l’insulina va mantenuta in frigorifero. Prima del suo utilizzo il flacone va agitato capovolgendolo delicatamente.

Ricordatevi di fissare periodicamente delle visite dal veterinario per tenere sotto controllo lo stato del diabete: si consigliano ogni 7 o 15 giorni nella prima fase, poi con cadenza mensile nella successiva. Inoltre è consigliabile tenere un diario aggiornato nel quale annotare:

  • Orario d’iniezione dell’insulina;
  • Dose di insulina somministrata;
  • Quantità di cibo offerta e consumata dal gatto (e orario di somministrazione del pasto, se non viene offerto ad libitum);
  • Quantità di acqua bevuta nell’arco delle 24 ore;
  • Comportamento di tipo depresso.

Utile fare a casa test (striscette reattive) sulle urine della notte per valutare i livelli di glucosio e dei chetoni. Aumenti del glucosio da un giorno all’altro non devono suscitare troppa preoccupazione: se invece le variazioni sono notevoli e c’è comparsa di chetoni bisognerà rivolgersi immediatamente al veterinario. Buona abitudine, se possibile, sarebbe pesare il gatto una volta alla settimana.

 

Leucemia felina (FeLV) nel gatto

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Sai che cos’è la leucemia felina?Scopri che cos’è, le sue cause, i sintomi e i suoi rimedi.

Che cos’è la leucemia felina del gatto

La leucemia felina è una malattia contagiosa tra i gatti, soprattutto quelli che vivono all’aperto, causata dal virus FeLV (Retrovirus) trasmesso dal gatto infetto tramite saliva, secrezioni o sangue. I retrovirus sono molto difficili da debellare perché non si limitano ad entrane nelle cellule come un semplice virus, ma a distruggerle e a fare copie di sé, e questo può avvenire anche nelle fasi iniziali dell’infezione, quando il gatto non manifesta ancora alcun sintomo. Rimanendo all’interno della cellula e riproducendosi ingannando il sistema immunitario del gatto, che non riesce a distruggerle perché non le considera infettate dal virus.

Le cause della leucemia felina del gatto

La FeLV è una malattia infettiva che si trasmette da gatto a gatto tramite la saliva, con il sangue e con l’urina, che sono le tre vie di trasmissione principali. Può essere trasmessa per via diretta o indiretta: nel primo caso avviene tramite lo scambio di liquidi, per esempio durante una lotta, in un rapporto sessuale, durante la gravidanza; nel secondo caso avviene tramite la condivisione di oggetti, come usare la stessa lettiera, ciotole, liquidi.

I sintomi della leucemia felina del gatto

I sintomi possono essere di due tipi: transitori o conclamati. I sintomi transitori sono di passaggio e il gatto riesce a sconfiggerli nel giro di qualche mese; i sintomi conclamati invece si hanno quando la malattia è ormai palese. In quest’ultimo caso si registrano una serie di sintomi che vanno dalla:

  • Debolezza;
  • Inappetenza;
  • Perdita di peso;
  • Anemia;
  • Febbre;
  • Infiammazione dei linfonodi;
  • Narcolessia;
  • Stomatite;
  • Gengivite;
  • Diarrea;
  • Scarsa igiene;
  • Pancitopenia (riduzione del numero di cellule presenti nel sangue);
  • Leucemia: il virus si presenta nel midollo osseo, lo distrugge e mette in circolo cellule immature;
  • Linfoma renale: provoca insufficienza renale, con tutti i sintomi relativi
  • Linfoma oculare: si ha uveite, cheratite, miosi, blefarospasmo

Una volta contagiato dalla leucemia felina, e se non curato in maniera giusta, il gatto ha una speranza di vita di 5-6 anni.

I rimedi per la leucemia felina del gatto

Per stabilire se un gatto è affetto da FeLV occorre fare delle analisi del sangue, in modo che, una volta accertata la presenza del virus venga attuata una terapia di mantenimento, che tuttavia non permetterà al gatto di guarire ma tenerla sotto occhio. Vi sono trattamenti specifici anche con chemioterapici e interferone, ma la decisione di intraprendere questa strada spetta unicamente al veterinario a seconda delle caratteristica del gatto. Oltre a tenere sotto controllo il gatto, il proprietario dovrà preoccuparsi di mantenere elevato l’igiene dell’ambiente in cui il gatto vive e, se nell’abitazione fossero presenti altri esemplari negativi, può essere conveniente la separazione per evitare il contagio. Nei gatti sieronegativi, ossia colore che non hanno la Felv, è consigliabile un vaccino preventivo, che non compare come vaccino base.

 

Immunodeficienza felina (FIV) del gatto

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Sai che cos’è l’immunodeficienza felina?Scopri che cos’è, le sue cause, i sintomi e i suoi rimedi.

Che cos’è la FIV del gatto

La FIV è una malattia infettiva il cui virus appartiene alla famiglia dei retrovirus, ed è comunemente chiamata AIDS del gatto per via della somiglianza con l’aids che colpisce l’uomo. Essendo una malattia infettiva si trasmette tramite lo scambio di saliva o sangue con gatti già infettati; spesso è il morso (nelle zuffe o negli accoppiamenti) il mezzo più diffuso di trasmissione, mentre, a differenza della FeLV, non si trasmette tramite la condivisione di oggetti comuni, come lettiere o ciotole.

Le cause della FIV del gatto

Essendo una malattia infettiva non è stato ancora individuata la causa principale che porta alla formazione della FIV.

I sintomi della FIV del gatto

Può capitare, a volte, che la malattia si riveli asintomatica per i primi tempi: è una fase che può durare da qualche mese ad anni, o addirittura non manifestarsi per nulla. Ma quando la malattia si attiva porta con sé il deterioramento del sistema immunitario dell’organismo ospite, il quale, in seguito a infezioni secondarie, muore. I sintomi tipici sono:

  • Sindrome stomatite-gengivite-faucite: questo è uno dei primi sintomi che possono far sospettare la presenza del virus della FIV nel gatto. E’ un sintomo che crea dolore al gatto nel momento della masticazione e di conseguenza non lo fa mangiare;
  • Linfoadenopatia;
  • Insufficienza renale associata a glomerulonefrite immunomediata;
  • Rinite cronica;
  • Perdita di peso;
  • Alterazioni cutanee: lesioni all’orecchio (accartocciamento o erosioni);
  • Anemia e leucopenia: il midollo osseo viene distrutto, è una forma progressiva che inizialmente non dà grossi sintomi;
  • Infezioni batteriche: batteri possono colpire diversi organi, sempre a causa dell’immunodepressione;
  • Presenza di linfomi;
  • Micosi;
  • Zoppia: talvolta il gatto con FIV presenta zoppie recidivanti;
  • Rogna: raramente il gatto contrae la rogna sarcoptica, di solito quando accade è perché c’è un’infezione da FIV sottostante;
  • Pododermatite linfoplasmacellulare: forma infiammatoria cronica che colpisce i cuscinetti plantari del gatto, rendendoli edematosi, gonfi e dolenti.

I rimedi della FIV del gatto

E’ una malattia per cui non è stata ancora scoperta una cura del tutto efficace, per questo la prevenzione diventa molto importante. La FIV si può prevenire sterilizzando e castrando il gatto in modo tale che si eviti la possibilità di essere morsi, ma anche facendo dei controlli periodici dal veterinario. La diagnosi della malattia può essere fatta tramite test che verificherà la presenza degli anticorpi che l’organismo produce per contrastare il virus; gli anticorpi vengono prodotti dopo circa 3 o 4 settimane dall’infezione ed è quindi necessario che sia trascorso un tale periodo prima che il test possa rilevare la presenza del virus.

La FIV può colpire diversi organi e, a seconda di quello interessato, si può intervenire con un farmaco specifico come antibiotici per infezioni, ipodermoclisi per l’insufficienza renale e via dicendo. Può essere d’aiuto somministrare al gatto delle vitamine che lo aiutino a tenere alte le barriere immunitarie. In ogni caso, un gatto affetto da FIV non deve essere mai soppresso, esso può vivere quanto un gatto non infetto.

 

Peritonite infettiva felina (FIP o PIF) del gatto

Sai che cos’è peritonite infettiva?Scopri che cos’è, le sue cause, i sintomi e i suoi rimedi.

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Che cos’è la FIP

La peritonite infettiva è una malattia infettiva trasmessa da gatto a gatto tramite contatto diretto con saliva, sangue, gravidanza, feci oppure con oggetti che sono venuti in contatto con gatti infetti da FIP. E’ un virus molto resistente all’ambiente, infatti può vivere all’aria aperta per almeno 7 mesi. Quando nel corpo del gatto è presente il virus gli anticorpi reagiscono, anche se non riescono a distruggerlo; si vengono così a creare particolari strutture, dette immunocomplessi. Esistono due forme di FIP:

  1. FIP effusiva (la cosiddetta forma umida). In questo caso i vasi sanguigni vengono bucati dagli immunocomplessi fino al punto di far uscire il liquido peritonale che finisce per riversarsi nella cavità addominale o toracica. In questo caso la pancia del gatto si gonfia come se fosse piena d’acqua, e comincia ad oscillare. Non sempre è facile capire questa condizione del gatto perché può succedere che l’animale non dia segni di irregolarità. Un ulteriore sintomo che potrebbe allarmare il proprietario è la difficoltà a respirare del gatto. I gatti colpiti da questa forma, purtroppo, non vivono a lungo ma muoiono nel giro di pochi mesi.
  2. FIP non effusiva (la cosiddetta forma secca). Questa forma colpisce determinati organi quali il fegato, i reni, il pancreas, i polmoni nei quali si accumulano gli immunocomplessi tipici di questa malattia, che causano fenomeni di itterite e vomito se colpiscono il fegato, reni irregolari, linfonodi nello stomaco. Anche le cavità oculari vengono danneggiate causando l’irite, cioè il cambiamento di colore dell’iride, ma anche opacamento della camera anteriore, ifema (emorragia nella camera anteriore dell’occhio). Una piccola percentuale di gatti colpiti dalla FIP non effusiva può sviluppare problemi neurologici per cui avremo atassia, nistagmo, convulsioni, incoordinazione motoria, tremori, iperestesia, cambiamenti comportamentali, febbre, zoppia, paresi, deficit dei nervi cranici. Con la FIP in forma secca un gatto è in grado di vivere più a lungo di un micio colpito da FIP effusiva.

Una forma particolare di FIP è quella che colpisce il colon o l’intestino, chiamata FIP intestinale o del colon, i cui sintomi sono diarrea cronica o stitichezza, ispessimento dell’intestino e vomito.

Le cause della FIP del gatto

Il responsabile della FIP è il coronavirus felino FCoV (conosciuto anche come il virus del raffreddore) che infetta il gatto, non provocando necessariamente la malattia nel soggetto, il quale, però, ne diventa portatore sano. Infatti il virus è presente in circa il 90% dei gatti, ma solo per una piccola percentuale di questi,circa il 15%, diventa malattia.

I sintomi della FIP del gatto

Riassumendo, i sintomi della FIP possono essere:

  • Addome gonfio;
  • Mucose giallastre in bocca, gengive giallastre;
  • Febbre insistente;
  • Anoressia;
  • Anemia;
  • Diarrea;
  • Vomito;
  • Perdita di lucentezza del pelo.

I rimedi della FIP del gatto

Anche in questo caso la prevenzione è la miglior cura in quanto non esiste un medicinale che elimini totalmente la malattia, ma soltanto farmaci che migliorano le condizioni di vita del gatto malato di FIP. Una volta infettato il gatto, la malattia prosegue il suo cammino per arrivare, più o meno rapidamente, alla sua forma fatale. Non è prevedibile sapere quando la vita del gatto arriverà al termine, molto dipende dallo stato delle sue difese, da quanti organi sono stati infettati e dallo stile di vita adottato. Man mano che la malattia provoca problemi vengono assegnati farmaci curativi come antidolorifici, antibiotici o vitamine, che possono migliorare il più possibile la vita del gatto.

La cosa importante da fare è ricordarsi di isolare il gatto se questo è in compagnia di altri mici, perché potrebbe quasi sicuramente infettarli. Importante è anche disinfettare l’ambiente insieme alle lettiere, ciotole di acqua; solitamente per la pulizia si utilizza acqua e candeggina.

L’allergia nel gatto

Sai che cos’è l’allergia? Scopri che cos’è, le sue cause, i sintomi e i suoi rimedi.

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Che cos’è l’allergia nel gatto

L’allergia nel gatto rappresenta un meccanismo di difesa del sistema immunitario da un agente esterno che, a contatto con il suo organismo, lo disturba e mette in pericolo la sua vita.

Esistono diverse tipologie di allergie:

  • Allergie cutanee: sono delle reazioni del sistema immunitario del gatto che provocano dermatiti allergiche da inalazione, da contatto, alimentari. E’ quel tipo di allergia che si manifesta quando il gatto viene a contatto con la saliva di pulce, a cui è allergico.
  • Allergie respiratorie: sono delle reazioni del sistema immunitario del gatto che provocano polmonite allergica, asma, febbre da fieno, rinite, bronchite. Sono le allergie più pericolose per il gatto, che può rischiare il soffocamento se non preso in tempo.
  • Allergie gastrointestinali: sono delle reazioni del sistema immunitario del gatto che possono provocare colite, gastrite, enterite.

Non sempre le allergie possono durare a lungo. A volte capita che siano stagionali, come per noi umani, e nella maggior parte dei casi create dai pollini dispersi nell’aria.

Le cause dell’allergia nel gatto

Le cause di una reazione allergica nel gatto possono essere diverse. Le cause più comuni sono le allergie ad un alimento, una sostanza dispersa nell’aria o la puntura di un insetto. Quest’ultima può essere la puntura di una pulce, allergia che prende il nome di DAPP (dermatite da allergia alle punture delle pulci). La DAPP è l’allergia più frequente tra i gatti maggiormente sensibili alle pulci.

I sintomi dell’allergia nel gatto

L’allergia del gatto si manifesta attraverso una serie di sintomi tra cui una maggiore lacrimazione degli occhi, a cui si aggiunge molto spesso una difficoltà a respirare, naso gocciolante, starnuti e addirittura una desquamazione della cute. Altri sintomi possono essere vomito, diarrea, perdita di pelo e prurito diffuso.

Nel caso della DAPP, i sintomi di questa allergia dipendono dall’ipersensibilità della pelle del gatto alla saliva di pulce iniettata attraverso la puntura dell’insetto. Più un gatto tenderà a mordersi e a leccarsi sulla zona colpita da prurito, maggiore sarà l’escoriazione cutanea. Con l’escoriazione cutanea sulla pelle del gatto cominceranno a comparire croste rossastre (croste miliari) e zone senza pelo.

La diarrea, invece, quando è causata da un allergia tenderà a ripetersi in modo continuativo (se continuiamo a dare il cibo che causa allergia) o intermittente (se cambiamo spesso cibo).

I rimedi contro l’allergia nel gatto

Per curare l’allergia del gatto bisogna innanzitutto capire da cosa è causata. Per cominciare è quindi necessaria una visita clinica approfondita, poiché la cura cambia seconda della causa che ha provocato la reazione allergica. In alcuni casi per curare l’allergia c’è bisogno di somministrare medicinali per un periodo di tempo, più o meno lungo, per migliorare lo stato di salute e la qualità di vita dell’animale.  Nel caso in cui la forma allergica è causata dalle pulci, e in particolare dalla loro saliva, si dovrà procedere con un trattamento antiparassitario.

 

I sintomi delle patologie più comuni nei gatti

Il vomito del gatto

Che cos’è il vomito nel gatto

Il vomito, detto anche emesi, è l’espulsione rapida attraverso la bocca di materiale gastrointestinale. Il vomito del gatto si riconosce perché è sempre preceduto dai classici conati.

Quello che il gatto espelle dallo stomaco ha una consistenza particolare, poiché il cibo è già stato parzialmente digerito.

Le cause del vomito nel gatto

Talvolta la causa può essere un comune colpo di freddo, un pasto mangiato di fretta o il digiuno. In questi casi il vomito è un regolare meccanismo di difesa.

Una causa molto comune è l’indigestione di peli. Ricordiamo infatti che il gatto durante le sue classiche operazioni di pulitura del manto ingurgita una grande quantità di peli che possono bloccare la sua digestione.

Altre cause possono essere l’ingerimento di corpi estranei, troppo cibo ingerito e pasto mangiato con troppa voracità.

Quando il vomito comincia ad essere persistente e a portarsi per più giorni non deve essere sottovalutato perché può segnalarci la presenza di una patologia acuta o di un infezione, soprattutto in concomitanza con altri sintomi (febbre, calo d’energie). Potrebbe essere correlato a una malattia come:

  • Intolleranze alimentari
  • Insufficienza epatica e renale
  • Costipazione
  • Tumori
  • Gastrite e pancreatite
  • Filaria cardiopolmonare
  • Ostruzioni intestinali
  • Colite
  • Corpi estranei gastrointestinali
  • Ulcere gastrointestinali

I sintomi del vomito nel gatto

Ogni volta che il gatto sta per vomitare produce dei miagoli e un rumore del vomito inconfondibili. Durante l’espulsione il gatto contrae il pancino ed aumenta la salivazione in maniera ritmata. Da piccoli i gatti, quando è la prima volta che vomitano, non sanno cosa stanno per affrontare e di conseguenza miagolano una sorta di piccolo lamento perché non capiscono cosa sta succedendo.

La presenza di sangue nel vomito invece potrebbe essere causata da una ferita tra il cavo orale e l’intestino tenue superiore del gatto. Essendo un sintomo grave, il gatto va portato immediatamente dal veterinario.

I rimedi per curare il vomito del gatto

Se il vomito persiste per più di 24h il gatto va portato dal veterinario per un controllo. Anche perché, a lungo andare si può rischiare la disidratazione dell’animale, soprattutto se associato alla diarrea.

 

La diarrea del gatto

Che cos’è la diarrea del gatto

La diarrea è un disturbo nell’assorbimento di acqua dall’intestino, che rende le feci molli e abbondanti; se questo sintomo perdura per molto tempo può diventare debilitante per un gatto, che si disidrata molto velocemente. Può succedere che la diarrea si accompagni ad altri sintomi come: la flatulenza, perdita di peso, inappetenza, febbre, malessere generale, aggressività, cercare di nascondersi, nausea e vomito.

Le cause della diarrea nel gatto

La diarrea è definito un sintomo subdolo, perché può avere tante cause. Le principali cause della diarrea nel gatto possono essere:

  • Problemi alimentari (intolleranza al lattosio)
  • Parassiti, virus, batteri
  • Effetti collaterali di farmaci
  • Malattie renali: insufficienza renale
  • Malattie epatiche
  • Ingestione di sostanze tossiche: cipolla, cioccolato e alcune piante possono risultare tossiche al gatto.
  • Cambio di alimentazione brusco: se stai dando al gatto nuove crocchette è possibile che non lo stia digerendo bene. Un cambiamento alimentare deve procedere per fasi, inizialmente meglio se si mischia il cibo solito con quello nuovo.
  • Vermi
  • Cambiamento nella routine quotidiana: i gatti sono animali abitudinari e risentono d ogni cambiamento che avviene nella loro vita, che sia l’introduzione di un altro animale in casa o un trasloco.

I sintomi della diarrea nel gatto

Possiamo riconoscere la diarrea osservando lo stato delle feci. Se le feci non hanno una forma tipica, e tendono ad essere particolarmente acquose, significa che il gatto è affetto dalla diarrea.

Se noti del sangue nelle feci vai immediatamente dal veterinario perché potrebbe avere un’emorragia interna.

I rimedi per curare la diarrea nel gatto

Quando il gatto ha la diarrea smetti di dargli a mangiare per le prime 12 ore. Questo periodo di digiuno è importante per dare tempo allo stomaco di rigenerare la nuova flora batterica. Ricordati però, di dare da bere al gatto. Dopo questo periodo di digiuno comincia a inserire degli alimenti leggeri per non sovraccaricare lo stomaco. Per curare la diarrea del gatto meglio dargli:

  • Pollo bollito senza sale;
  • Patate bollite senza sale;
  • Pesce bianco bollito senza sale;
  • Riso bianco (mai integrale!) bollito senza sale.

Se dopo due o tre giorni la diarrea ancora persiste, l’ideale è portare il gatto dal veterinario. La visita medica aiuta a capire ed accertare quale sia la causa. Una volta scoperta la causa e trovata la cura, la diarrea può sparire a partire dal giorno successivo.  Se il gatto è molto disidratato il veterinario provvederà a reidratarlo con una flebo, per poi mettere a digiuno il gatto per le successive 24-26 ore, e successivamente nutrirlo con una dieta leggera e facilmente digeribile.

Esistono infine, alcuni rimedi naturale contro la diarrea del gatto. Sono alimenti da dare al gatto sempre dietro parere del veterinario. Essi sono:

  • Alimenti ricchi di fibra: riso, avena, crusca sono alimenti che non faranno impazzire il tuo gatto (essendo carnivoro per natura), tuttavia potranno aiutarlo a rendere le feci più solide;
  • Yogurt naturale: essendo ricco di batteri lo yogurt può aiutare a ristabilire la flora intestinale del gatto. Ricordati di darne piccole dosi e sempre senza zuccheri;
  • Kefir: stesso effetto dello yogurt. Magari prova mischiando un po di Kefir insieme a un cucchiaino di yogurt;
  • Zenzero: va bollito e tritato, infine aggiunto al cibo del gatto sempre in piccole quantità.

 

Il prurito nel gatto

Che cos’è il prurito nel gatto

Il prurito è il sintomo più diffuso tra i gatti e consiste nel grattarsi in determinate zone del corpo quali: le orecchie, la coda, le ascelle, l’addome, il mento, l’interno delle cosce. Ovviamente il prurito viene avvertito come sintomo di un qualcosa che non va se il gatto insiste nel grattarsi spesso fino a recarsi dei danno cutanei.

Le cause del prurito nel gatto

Le cause del prurito possono essere molte. Le più frequenti sono:

  • Allergia alle pulci
  • Allergie alimentari
  • Dermatite atopica
  • Infezioni batteriche
  • Infezioni fungine
  • Infestazioni da Cheyletiella,
  • Infestazioni da Trombicula autumnalis
  • Linfoma epiteliotropo
  • otoacariasi (rogna otodettica o, più popolarmente, acari delle orecchie)
  • Rogna notoedrica
  • Disfunzioni ormonali (ad es. ipotiroidismo)

I sintomi del prurito nel gatto

Il prurito si riconosce per via del continuo grattarsi del gatto. In base alle zone dove si gratta è possibile risalire ad una diagnosi, tuttavia non precisa. Se il gatto si gratta sul collo o sulla testa potrebbe essere sintomo di un allergia alimentare; se invece continua insistentemente a grattarsi sulla pancia potrebbe essere segno di allergia alle pulci.

I rimedi per curare il prurito nel gatto

Il rimedio migliore in questi casi è recarsi dal veterinario per capire la causa del problema e scegliere le cure adatte. Quasi sempre il prurito si risolve con dei medicinali.

 

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